martedì 30 agosto 2011

Perdere la Via, ritrovarla, riperderla e ritrovarne altre

È da un po' che non scrivo in questo blog, ed è doveroso fare qualche aggiornamento sullo stato attuale della mia vita. Innanzitutto sono tornato dal viaggio senza problemi di sorta, è stata un'esperienza importante ma non so ancora quali frutti sono riuscito a cogliere, di sicuro ne è valsa la pena affrontare questa sfida che mi ero imposto... Anziché scrivere resoconti come progettato all'inizio di questa avventura, mi limiterò a indirizzarvi alla galleria delle foto fatte in viaggio, dal mio pratico profilo picasa dove finalmente ho trovato la stabilità per ciò che riguarda la mia produzione in termini di foto, disegni e elaborazioni al pc.



Torniamo piuttosto al titolo, che si riferisce all'andazzo che ho preso negli ultimi tempi e ha come iniziale riferimento il mio approccio al parkour. Dopo estenuanti prove di forza e determinazione alle quali mi sono sottoposto con il culmine a Stoccarda, ho deciso di prendere una pausa dai meccanismi del potenziamento per dedicarmi al movimento puro, cercando di  aprire nuovi passaggi, migliorarne altri e lavorare anche sul lato acrobatico ed estetico, i demoniaci "flip" per capirci. Il risultato progressivo è stato di allenamenti ad alta concentrazione dove sono riuscito a concludere obiettivi da lungo tempo sospesi, alternati a periodi poco intensi che con il caldo si sono tradotti in breve cazzeggio. Tendenzialmente la costanza è stata poca, molti allenamenti saltati e mi sono sorpreso sempre più con raccapriccio a pensare al fattore "estetico" di quello che faccio, non solo la smania del voler trovare dei cazzo di pantaloni larghi per ingannare l'occhio verso movimenti più fluidi o il desiderio di saper fare i "mortali" per mettermi in mostra, bensì a tratti il pensiero di voler mollare perché sembro un coglione a saltellare goffamente qua e là come un infante... Di certo non è il risultato mentale al quale volevo arrivare, tuttavia sono considerazioni che ho respinto quasi del tutto in breve tempo, la dipendenza che ho verso quest'attività risulta sempre superiore all'immagine che ho di me stesso o che percepisco di me dagli altri.

Per controparte mi sono ritrovato a spingere di più in passaggi particolarmente pesanti, che con la mia scarsa leggerezza e silenziosità si traducono in un sempre minore rispetto per il mio corpo e in successivi dolori per tali abusi perpetrati; anche le altezze dopo il viaggio risultano drasticamente meno spaventose e mi arrischio in passaggi al di sopra di queste. Sebbene la mia mente sia più libera in apparenza, il mio timore è che dietro a ciò si celi un crescente bisogno di "dimostrare agli altri" e uno spirito che mi rende ormai ignaro dei rischi che potrei correre (tranne che ovviamente in quei casi dove già mi sono fatto male). Altro fattore drammatico di tutto ciò è il gusto amaro della effimera e breve gioia che riesco ad ottenere con quello che riesco a conseguire, la sensazione di essere sempre indietro ad una ipotetica tabella di marcia sebbene gli obiettivi fissati sono stati ottenuti (vedi palmspin), la frustrazione di non riuscire a fissare quello che ho sbloccato e la noia di doversi sempre muovere per poter accedere a qualche posto più stimolante dove allenarsi. Amarezza quindi unita a brevi momenti di soddisfazione, come nel caso del wallrun alto più del doppio di me sul quale mi ci allenavo da quasi un anno e mezzo e che un paio di settimane fa ho miracolosamente chiuso una sola volta, che ora con difficoltà bisogna consolidare.

La Via si perde anche in altri modi, ad esempio al sacrificio delle mie "sessioni meditative" ho ripreso a dedicarmi con una maggiore intensità ad abitudini alimentari sballate, alcolici, sigarette e altre cosucce, minando il mio fisico ma desiderando di "divertirsi", dato che in modi differenti (escludendo gli allenamenti) questo non sembra avvenire molto di frequente, soprassedendo in questo modo ai tormenti del lavoro che non si trova, al rapporto problematico e deprimente con le donne e gli esseri umani in generale, al desiderio attualmente irrisolvibile di andarmene via da questa casa e ottenere la mia indipendenza, al pessimismo che è ritornato intenso e degenerativo.
Di contro "positivo", in seguito al viaggio ho ripreso a leggere di buona lena, ho appreso finalmente il pensiero di Tiziano Terzani, mi sono addentrato nell'orrore del "Cuore di Tenebra" di Conrad, mi sono calato ancora una volta nella malinconia del "Piccolo Principe", ho conosciuto la durezza della Cina rivoluzionaria con "Brothers" di Yu Hua  solo per citare le letture più intense e meno alla "best seller". Anche il disegno timidamente è ripreso, anche qua con una costanza zoppicante, tuttavia alcuni lavori mi hanno soddisfatto e spero di non riperdere ulteriormente la mano. Altra importante costante della mia vita è la musica, ho ripreso a dedicarmi a qualche live più impegnativo (ad esempio Neurosis e Ufommamut a Torino e ZU aggratisse vicino a casa mia) e a sonicchiare con più lena cercando di imparare qualche canzone anziché strimpellare alla cazzo in cerca di giretti sempre uguali.  A tal proposito ho allestito anche una raccolta di foto live, una selezione tra quelle scattate in questi ultimi anni e una galleria Only Noises, concettualmente una riproduzione del suono che catturo con la fotocamera ai concerti.

Alla luce di tutto questo di positivo ci vedo ben poco per il momento, le mie passioni hanno un utilizzo pratico pari a zero, ne avrebbero uno poco più alto se fossero adeguatamente sviluppate, resta il fatto che sono pigro e quindi si esclude un improvviso incremento del mio impegno verso queste, tuttalpiù che ora come ora vorrebbe dire investire soldi che non avrei mai il coraggio di spendere e che non posso permettermi di perdere. Il destino mi ha garantito un'affinità e un leggero talento verso queste cose, ma mi ha inserito in un ambiente e un mondo già saturo e poco interessato, per il quale mi trovo a piangere del non essere dotato di spirito imprenditoriale, manualità e senso pratico, una gran faccia tosta e tanta voglia di fare. Rimpiango di non aver frequentato un istituto alberghiero, altra passione (la cucina) che mi sarebbe piaciuta sviluppare, per la quale mi sento discretamente portato e che forse mi avrebbe garantito un po' di possibilità in più nel mondo del lavoro...

Così mi ritrovo tra vie perse e ritrovate, che riperderò e ritroverò in futuro, ma la Via, quella che credevo di aver trovato ma si è rivelata solo una delle tante strade che compongono un labirinto e della quale ho un gran bisogno adesso, non si trova, continua ostinatamente a restarmi celata alla vista allontanandomi dal comprendere qual'è il mio posto in questo mondo.

lunedì 13 giugno 2011

Perdendo un'amica



Prima o poi succede che si perda un amico, questa la dedico a Ginevra della quale scomparsa sono venuto a conoscenza oggi. Spero ora abbia trovato il sollievo da una vita da martire, breve e ingiusta.

giovedì 9 giugno 2011

That's All Training, Folks!

La cancellazione del mio profilo fb, comporta che devo riorganizzarmi un bel po' di album fotografici, quindi ecco il mio flickr, purtroppo limitato nella versione base da massimo 200 foto, e quello imageshack, confusionario e che non permette una rapida visualizzazione degli album. Rogne a parte, estraggo uno degli ultimi set che ho realizzato fotografando il mio compare di allenamenti all'opera. Per vedere il set intero cliccate qua.

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Chi forse lo sa già, chi no, ma tra una settimana partirò per un viaggio solitario in macchina con destinazione finale Spagna. Questo è pressapoco l'itinerario, come vedete una bella carrellata di chilometri (più di 5000); le tappe d'obbligo pre-spagna saranno Piacenza, per allenarmi e consolidare l'amicizia con il gruppo piacentino di parkour e Stoccarda, dove risiede un altro bel gruppo di tracciatori che ho avuto l'occasione di vedere a Milano e seguire sui loro vari spazi internet, dei quali mi affascina lo spirito e sono curioso di condividere esperienze di allenamento, approfittando di un evento locale che organizzano mensilmente. Niente tappa in Lisses invece, la culla di questa disciplina, così come niente giro della costa oceanica francese, come inizialmente programmato. Il semplice motivo è che mi allunga di 1000 km il percorso, a questo si sommano spese ulteriori di benzina, alloggio e giorni di permanenza in Francia, quando preferisco concentrarmi sulla penisola iberica... Di certo c'è il dispiacere per limitare quello che doveva essere un viaggio in Europa a quasi solo un paese, e ancor di più per non visitare la meta di pellegrinaggio del parkour, ma come mi è stato suggerito, non c'è alcun reale interesse ad andare a Lisses per poter dire di esserci stato o per "collezionare" gli spot, dato che la parte più importante sono le esperienze e le amicizie che si possono stabilire e queste richiedono un po' più di un paio di giorni. Essendo più realisti, c'è il rischio di ritrovarsi senza energie fisiche dalla guida e dagli allenamenti precedenti, nonché quello di doversi accollare i 30 € di ostello se non si riesce a trovare un altro paio di persone con le quali dividere le spese della stanza. Si può dedurre quindi che questo viaggio sarà un "parkour trip" solo nella prima parte, mentre in seguito si tramuterà in semplice turismo, con giornate in spiaggia, visite culturali, relax (necessario per riprendersi dalle ore che passerò in macchina) e possibilmente partecipazione alla movida spagnola. Se con questo mi avanzerà del tempo, improvviserò qualche allenamento serio, anche se la visione più probabile mi vedrà tentare goffamente flip sulla sabbia. In definitiva sarà un bel viaggio -spero "bel", di sicuro molto lungo da guidare- che cercherò di compiere più a cuor leggero possibile, anche se le premesse dalle quali è nato non lo fanno intuire. 

Non so esattamente a quando risale il mio desiderio di voler fare qualcosa del genere, probabilmente da sempre, ma so con certezza quando è esplosa la convinzione del volersi mettere in strada, pressappoco un mese e mezzo fa. Ero a letto, la ragazza mi aveva lasciato pochi giorni prima, la sera stessa l'ennesimo litigio con mio padre... la sensazione di essere intrappolato, di non aver alcun potere di controllo sulla propria vita era soffocante, da ciò cresceva il bisogno di fuggire, di cambiare aria per un po', di forzare gli avvenimenti per non ritrovarmi passivo nello svolgersi della mia vita. Inizialmente l'idea era molto più drastica, ovvero di organizzare un fuga in gran segreto e stare via il più possibile, senza organizzazione, con il solo bisogno di trovare un posto dove sentirmi in pace... poi decidendo di non limitare alle sole fantasie questo desiderio, ho iniziato a programmare il mio itinerario, e ovviamente il fenomeno si è ridimensionato. Innanzitutto ho dovuto fare i conti con le spese da affrontare, questo mi ha limitato a 3 settimane il tempo massimo in cui starò via e di conseguenza anche le tappe sono state modificate, poi il buonsenso ha fatto si che iniziassi ad avvertire i parenti per non destare preoccupazioni inutili, ovviamente dopo aver già progettato quasi tutto per non indebolire la mia convinzione, essendo sicuro che le parole per farmi desistere sarebbero state molte. 

Nonostante ora questo "famoso" viaggio in Europa appaia molto rimpicciolito, resta pur sempre un'impresa enorme ai miei occhi, considerato il fatto che non ho mai compiuto qualcosa di simili proporzioni in compagnia, figurarsi da solo! Le preoccupazioni vanno alle ore di guida che dovrò affrontare, al pericolo dei furti - molto frequenti in Spagna -, al fatto che non sono sicuro di poter trovare sempre alloggio, non avendo prenotato nulla essendo incerto dei giorni in cui mi fermerò in ogni tappa... Queste preoccupazioni poi sfociano nella paranoia, mi immagino autore di un maxi tamponamento mortale da qualche parte in Francia, accoltellato mentre dormo in macchina davanti un autogrill, in panne col motore fuso nel centro della Spagna, derubato di auto e bagagli a Granada, ucciso dal batterio killer degli ortaggi a Stoccarda e così via fino a sfociare in centinaia di altre varianti che passano dall'esilarante al macabro. Si potrebbe quasi dire che io voglia rinunciare a questa esperienza, in parte forse è così, ma ora come ora non posso tornare indietro, non tanto perché l'ho già detto a troppe persone e ho paura di fare la figura del codardo, perché ho già investito troppo denaro in questa avventura o perché sono testardo, il punto sta nella natura di questa mia scelta, sulla quale mi sono interrogato a lungo. Come già detto, fin da bambino avrei voluto compiere un'azione nella quale mettermi in gioco lontano da casa, il desiderio è cresciuto con l'adolescenza e da là ho già iniziato ad addentrarmi  in piccoli viaggi con qualche amico, qualcuno andato bene, qualche altro meno... Col tempo poi mi sono impigrito, le paranoie hanno preso il sopravvento e per me questa è l'occasione per sconfiggerle, o almeno morire provandoci. Si, non nascondo che la sensazione che questa consapevolezza di non poter tornare indietro abbia un tetro aspetto di suicidio rituale, un'impresa (per me) estrema in cui scelgo di concludere il mio male di vivere da qualche parte lontano da casa, ma dopo troppe fantasie sento quasi istintivamente che i tempi sono maturi, che se non lo faccio ora che sono senza lavoro e senza l'affetto più importante lo rimpiangerò per il resto della mia vita. Forse potrebbero esserci altre occasioni simili in futuro, ma difficilmente avrò la convinzione per compiere questo passo da solo; le paranoie le abbatto con l'organizzazione, sono informato e preparato ai rischi di essere derubato, sono abile nel arrangiarmi nel campeggio, ho la macchina controllata e tagliandata, ho programmato le tappe in modo tale da concedermi più riposo possible dalla guida... 

Come vedete è un'occasione per dare fiducia alle mie capacità e di questo ho un estremo bisogno adesso. Non so quali frutti coglierò in questa avventura, se riuscirò a stringere amicizie, a vedere paesaggi in grado di rapirmi, ad amoreggiare serenamente con qualche bella ragazza, a chiudere un cazzo di frontflip sulla spiaggia. Può darsi che non porterò a casa nulla del genere, ma se solo riuscirò a ritornare senza grossi intoppi, avrò una prova di validità di poter portare a termine qualcosa di grande, l'occasione di sentirmi "svezzato", più libero di muovermi verso la direzione che desidero; allo stesso modo se gli eventi si incastreranno negativamente, portare a casa nuove paranoie, una "sconfitta", una maggiore sfiducia verso le persone e soprattutto verso di me, sarà un fardello molto pesante e dal quale mi libererò con molta fatica.

Prego perché tutto vada bene, e mi auguro buon viaggio.

lunedì 30 maggio 2011

Love Will Tear Us Apart


When routine bites hard,
And ambitions are low,
And resentment rides high,
But emotions won't grow,
And we're changing our ways,
Taking different roads.

Then love, love will tear us apart again.
Love, love will tear us apart again.

lunedì 23 maggio 2011

Meditazione

Tra i vari souvenir che mi sono portato a casa dal Parkour Meeting di Milano dello scorso marzo, nota di merito va senza ombra di dubbio alla sessione meditativa-distensiva tenutasi a fine allenamento del primo giorno sotto la direzione di Stephane Vigroux. In maniera assolutamente profana e disinformata oserei definire la seduta come Yoga: i passaggi da seguire molto semplici, classica posizione a gambe incrociate e mani raccolte, regolarizzazione del respiro e progressiva distensione muscolare, chiusura degli occhi e concentrazione su un movimento che si è eseguito in giornata e si vuole perfezionare. Successivamente si prosegue nel tentativo di svuotare la mente - il che non equivale a dire "smetto di pensare", bensì a perdere gradualmente la concentrazione su ogni singolo pensiero, lasciandolo dissolversi autonomamente -, facendo sempre attenzione a mantenere il corpo rilassato e il respiro regolare, passando poi per uno stadio nel quale si cerca di fondere il proprio io con l'ambiente circostante e infine concludendo con il risveglio

Fin qui nulla di nuovo o particolarmente eclatante che non si sia già accomunato alla varia paccottiglia new-age e/o orientalista alla quale siamo abituati ormai quotidianamente, eppure questo passaggio è entrato pienamente a far parte della mia routine di allenamento, in conclusione dopo una buona seduta di stretching. Per quale motivo? Nella forma più immediata mi offre la capacità di rilassare totalmente la muscolatura e di riprendere un ritmo cardiaco normale, grazie a ciò (non so esattamente per quali meccanismi anatomici) i tempi di recupero si accorciano notevolmente e riesco ad eliminare buona parte della stanchezza del carico effettuato, permettendo di allenarmi il giorno successivo con la stessa intensità. Ma anche l'azione che ha sulla mente è notevole, sebbene in misura molto più ridotta, dato che vedo piccoli miglioramenti su movimenti che da lungo allenavo e non riuscivo a perfezionare nonostante le continue ripetizioni.

Vicino a questo tema è il cosiddetto training autogeno, che da anni conosco e pratico con esercizi base in maniera superficiale e altamente incostante... Il fascino che queste pratiche esercitano in termini di aumento della propriocezione è però affiancato alla paura dei rischi anche gravi che si possono intercorrere a livello psico-motorio. A questo punto potrei dire di aver raggiunto una certa stabilità con le sedute meditative precedentemente esposte, ma non mi basta, voglio andare oltre e perciò inizio ad implementare queste in vari momenti della giornata, portandole in una direzione più "buddista", rivolte a qualcosa che oltrepassi le barriere del proprio Io.

Ho constatato che la concentrazione è il fattore determinante di questa attività, è la parte che più ti eleva isolandoti dalla realtà, mettendoti di fronte al tuo obbiettivo e nient'altro intorno. Alcuni noteranno una certa spiritualità in questo stato di coscienza, quindi si può dire che nell'allenarsi, disegnare, suonare, lavorare o ovunque laddove l'attenzione sia stimolata fino a raggiungere livelli altissimi, si può trovare qualcosa di ascetico ed elevatorio, eppure c'è sempre un legame strettamente terreno che ci limiterà in questo ad una semplice conseguenza di quello che facciamo. 
È per questo che ho deciso di dedicarmi in minima parte ad un'azione che sia rivolta unicamente al mio Io e non all'iterazione col mondo... 
Se da una parte c'è un'ingenua praticità volta in termini di guadagno di rilassamento, conciliazione del sonno, propriocezione, dall'altra c'è la necessità forte come mai prima d'ora di riordinare la mia testa, migliorare la mia persona e la mia presenza nel mondo, raggiungere  stadi di coscienza superiori e magari ambire ingenuamente al raggiungimento di un qualche Nirvana.

Un po' di spiegazioni

In questi giorni ho deciso di cancellare il mio profilo facebook. Il mio disappunto nei confronti dei socialnetwork l'avevo già espresso dal primo post di questo blog, tuttavia è giusto fornire una spiegazione in merito questa decisione, a chi è arrivato qua dai link che ho lasciato sui miei ultimi post:
  • Innanzitutto SI, è una manovra per pubblicizzare un minimo questo mio blog, sebbene il quale sia ancora spoglio di utilità e ricco di autocommiserazioni e seghe mentali, diventerà a breve la centralità della mia presenza sul web, ovviamente cercherò di migliorare la mia capacità di scrittura e la qualità dello scritto, venendo incontro ad una qualche ricercatezza di quello che condivido. Qualcuno potrebbe obiettare che questo si può fare tranquillamente su FB, ma in limiti in termini di dispersione (in un luogo dove tutti gridano la propria si diventa sordi velocemente), di durevolezza di quello che viene scritto, la ridotta capacità di lettere a disposizione nello status che ci obbliga a ripiegare in mezzi meno visibili quali le note (sebbene più durevoli), rendono la comunicazione un punto di forza dei blog e un terreno palustre FB;
  • Il tempo non torna, e facebook me ne fa perdere a dismisura. Inevitabilmente penso a quante lettere ho sottratto alla lettura di un buon libro (da sempre mia grande passione, ora decimata), allo studio, ad una maggiore informazione o alla stessa stesura di ciò che avrei voluto scrivere qua, il tutto per un cazzeggio estenuante e di dubbia utilità... Non parliamo poi dei minuti che avrei potuto dedicare al suonare, al disegnare, al fare qualcosa di utile ma anche al "semplice" dormire - all'allenamento no, su quello sono integerrimo :D -  o che avrei potuto perdere in qualsiasi modo migliore. Il fatto è che nel mio piccolo mi sento un facebook-dipendente, non in una dimensione estrema ma in una molto più ordinaria e "normale", e non sapendo impormi un limite preferisco cessare la mia presenza almeno finché non sarò certo di poter ottenere un giusto equilibrio;
  • Morbosità. In questi anni le persone hanno portato la loro vita su questo social network e allo stesso modo hanno alimentato una curiosità "forzata" ad ottenere informazioni su ogni singolo individuo, una sorta di piazza del pettegolezzo dove inevitabilmente ci si ritrova a farsi i cazzi degli altri. Chiamatela sega mentale, ma non sono sicuro che questo sia un qualcosa di positivo, personalmente lo trovo torbido e soprattutto poco utile a conoscere i propri contatti, a determinare come sia la persona da post e link, magari creandosi un'idea totalmente sbagliata di essa... Il mio diventerà forse un vano tentativo di essere più social e meno network, è vero che ci sono elementi come la chat che ho usato poco e che permettono di confrontarsi velocemente, ma allora preferisco decisamente msn, che con un po' di accorgimenti (password che non sia di 4 lettere, blocco immediato di contatti che improvvisamente ti rimandano a strani link scrivendoti in inglese, un buon antivirus e un programma decente come aMSN) è decisamente sicuro, e almeno là si possono mettere le cazzo di faccine che si vogliono :3;
  • Anticonformismo, si, questo banale ed arcaico sentimento da bastian contrario, che mi spinge ad agire in maniera opposta a quello che fanno gli altri è anche una questione di coerenza, considerato che ho sempre contestato questo mezzo, ma l'essermi presentato solo in ultimo con un nome vero che non fosse uno pseudonimo o un anagramma non è più sufficiente a dimostrare una coesione di principi. Sia ben chiaro, non sputo in faccia a questo social network, ritengo che sia fondamentale per alcuni meccanismi di informazione veloce senza censura, ha permesso addirittura di organizzare rivoluzioni in nordafrica, tuttavia personalmente mi sento decisamente stordito e impigrito da questa enormità di link ed eventi, e con questo apro un altro paio di capitoli;
  • Già da tempo ci sono allarmi sul effetto sociale che ha facebook, e non posso non notare una certa plastificazione dei rapporti umani, dove ricordarsi del compleanno di una persona diventa un dovere facilmente ovviabile, dove  la tua vita è di dominio pubblico e già molti sanno cosa ti è successo, stroncando di molto la comunicazione reale tra persone (felice di non aver varcato questo limite). Inevitabile poi la marea di complessi che genera un sistema che di default si basa su concetti di "popolarità da college", ma l'aspetto a mio parere più preoccupante è quello legato alla sfera emozionale, la sensazione è quella di ritrovarsi più apatici ed indifferenti e ancor più spaventosamente ridotta è la capacità di ridere. Laddove una volta un'immagine demenziale presa dal web ti faceva sbellicare per un quarto d'ora, attualmente in una marea immane di cazzate, video e immagini, ci si ritrova al massimo a sorridere come ebeti davanti allo schermo e ad esprimere questo divertimento con un "lol". Vero è che la comicità è un terreno che si presta ad un veloce deperimento, e che i vari tormentoni non aiutano, resta il fatto che alcune trovate sono veramente geniali, eppure difficilmente strappano qualcosa di simile ad una risata di gusto, peggio ancora questa incapacità la sento sempre più evidente anche oltre quello che è internet, pertanto voglio evitare di oltrepassare quel confine che possa privarmi di una risata sincera nella "vita reale";
  • Dispersione, ancora questa, ma non in termini di visibilità, bensì di capacità di memorizzare. Così come sono presenti cagate aberranti, su FB trovano spazio anche riflessioni argute, citazioni che non si conoscevano, affascinanti passi da libri e quant'altro. Ma sempre per un effetto di sovrabbondanza d'informazioni, queste rimangono poco nulla in mente, i meccanismi d'attrazione e distrazione fanno in modo che rimangano in circolo nella memoria breve per qualche minuto per poi sparire quasi definitivamente. La sensazione è quella di trovarsi in un bazar cinese, dove ad oggetti utili si accosta paccottiglia colorata, inevitabile che il risultato sarà perlopiù l'indifferenza. Questo è un altro dei punti che rendono un mezzo meraviglioso un terreno paludoso, dove solo poco riesce ad emergere superficialmente dal fango;
  • Motivi personali, qualcuno l'avrà pensato e intuito il perché, ovviamente non spiegherò quali, ma ce ne sono, tuttavia l'influenza che hanno nella mia decisione è di modesto rilievo;
  • Funziona male, inutile dirlo, la gestione è penosa e i bug anche troppi, motivo in più per non averlo.

Questo è tutto, mi rimando al giudizio personale di chi sarà giunto fin qua, ci tengo a precisare che non mi faccio illusioni sul fatto che ora sarò al sicuro dal trattamento di tonnellate di dati personali a scopi pubblicitari, o che la digos prima o poi verrà a prendermi a casa, tantomeno non escludo un mio ritorno, magari affranto da sindrome da *forever alone*... ma ora come ora la mia domanda è: posso vivere tranquillamente senza?